Chiesa di San Michele delle Grotte e altri siti rupestri

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Chiesa di San Michele delle Grotte e altri siti rupestri

Info

Indirizzo:
Via Giacomo Leopardi, 38, 70024 Gravina in Puglia BA, Italia
Telefono:
080 3269065
Indirizzo internet:
Servizi:
visite guidate
Raccomandato per:
Archeologia
Categorie del bene:
Luogo di culto , Ipogei e chiese rupestri
Orari di apertura:
apertura su richiesta

Mobilità

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Descrizione

Uso attuale:
interesse culturale
Datazione:
VIII-XIV secolo

Scavate direttamente nella roccia e utilizzate come luogo di culto a partire già dal VI-VII secolo, per un ampio arco cronologico, le chiese rupestri di Gravina hanno fatto di questa città uno scenario particolarmente suggestivo. La principale tra queste, la più antica, la più grande è senz’altro la chiesa dedicata a san Michele Arcangelo. Probabilmente la prima "cattedrale" di Gravina, di origini protocristiane, è posizionata quasi a picco sulla gravina, al termine del rione Fondovico e doveva far parte di un gruppo di grotte tra loro collegate. La volta è sorretta da quattordici pilastri naturali che dividono la chiesa in cinque navate absidate. Lo scavo della chiesa, iniziato tra il V e il VI secolo è poi continuato fino al X secolo. Sulla parete destra dell’ingresso vi è un’ulteriore cripta, connessa alla principale, adibita ad ossario, con una lapide a ricordo dell’eccidio ad opera dei Saraceni del X secolo. L’altare centrale, barocco, conserva nella nicchia al di sopra di esso una statuetta in pietra raffiugrante san Michele. Il corredo pittorico è quasi del tutto scomparso, nel catino absidale di sinistra sono rimaste tracce di un Cristo pantocratore, tra un angelo e un santo. Il Cristo pantocratore è una rappresentazione del Cristo in atteggiamento maestoso e severo, seduto su un trono, tipico dell’arte bizantina e medievale, spesso ritrovato nelle pitture rupestri a Gravina.

Della chiesa di san Vito Vecchio alle Fornaci, i cui resti sono ancora visibili in contrada Fornaci, si conservano molto bene gli affreschi ascrivibili al XIII-XIV secolo, staccati e collocati nel museo "E. Pomarici Santomasi". Tra questi spicca l’affresco in origine collocato nell’abside della cripta: una maestosa raffigurazione del Cristo pantocratore il quale regge con la mano sinistra un libro aperto, su cui si legge un versetto tratto dal libro di Giovanni: EGO SU(M)/ LUX MUNDI/ Q(UI) SE/ QUITUR ME NON/ A(M)BULAT IN TE/ NEBRIS/ SE(D HABE)BIT/ (LUMEN) VIT(AE)/ D(OMI)N(U)S (Io sono la Luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la Luce della vita).

Il santuario di Santa Maria della Stella è collegato alla città attraverso il suggestivo viadotto-acquedotto, un ponte che deve il suo nome proprio a questo santuario. Il nome "Maria della Stella" trae origine da un'icona mariana, oggi scomparsa, che raffigurava la Vergine con una stella sul manto, molto suggestiva la torre campanaria settecentesca che accoglie i pellegrini all'ingresso. Interessante inoltre il bassorilievo collocato sulla parete di fondo che raffigura l'agnello mistico. L'altare maggiore è ascrivibile agli interventi settecenteschi.

Nei pressi dello stesso ponte vi è un altro importante sito rupestre, la cripta di Santa Maria degli Angeli, anche qui è presente un affresco del Cristo pantocratore di cui restano solo poco tracce. La cripta è circondata da antiche sepolture, per questo motivo è anche chiamata "chiesa del Sepolcreto".

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